domenica 16 maggio 2021

Conoscere la differenza tra l’apparecchiatura formale e quella informale – al giorno d’oggi – potrebbe essere visto come un futile esercizio stilistico, ma preferisco definirlo (personalmente) come un tassello che non guasta mai avere nel proprio mosaico di cultura generale. Questo è un argomento che ho toccato più volte sia nei miei libri che in questo blog. Non mi sto tuttavia riferendo alle diverse regole che differenziano l’apparecchiatura, e il servizio, previsti in casa tutti i giorni, rispetto a quelli dei giorni speciali dedicati al “ricevere” – ma più specificatamente alle motivazioni che sono alla base di queste differenze, e alle occasioni d’uso (in casa come fuori casa) dell’apparecchiatura formale e di quella informale. Per comprendere le differenze tra questi due tipi di apparecchiatura, e rendersi conto del perché oggi anche quando apparecchiamo di tutto punto, siamo comunque dentro ad una situazione informale, bisogna riassumere un po’ di storia della tavola e della gastronomia. La nostra vita oggi è molto più rilassata e agiata di quanto non fosse, per i nostri bisnonni, un secolo fa. Le nostre case sono più accoglienti, gli spazi più ampi e meno definiti rispetto a prima. La tavola, il modo di apparecchiarla, il modo di portare i piatti nella zona del pranzo e di riportarli alla cucina, e il modo di mangiare, nonché il tempo dei pasti – tutte queste cose hanno subito una profonda mutazione che ha portato i fondamenti della tavola e della sua apparecchiatura a modificarsi in modo radicale. L’inizio della “semplificazione” della tavola ha avuto origine durante la depressione tra le due guerre. Prima della prima Guerra Mondiale le classi sociali erano ancora molto definite. Le tavole “formali” erano destinate non tanto ai ricchi, quanto ai nobili, specialmente in Inghilterra, in Italia e in Francia. Le case dei nobili impiegavano personale “residente” e avevano stanze appositamente disegnate per il pranzo e la cena. C’erano molte persone, all’epoca, destinate alla preparazione del cibo (le donne, prevalentemente) e al loro servizio a tavola (uomini per lo più). L’inizio del 1900 comincia a cambiare le cose. L’onda produttiva trainante iniziata con la rivoluzione industria le alla fine del 1700 aveva prodotto nuove classi abbienti, non nobili, ma ricche. Le classi cosiddette “medie” – quelle alle quali oggi appartiene, probabilmente, la maggior parte di noi (non erano nobili né ricchissimi, ma avevano risorse monetarie a sufficienza per poter considerare il cibo non solo come un necessario alimento per la vita, ma come forma di intrattenimento sociale). Queste persone desideravano abbigliare le proprie tavole per ricevere gli amici facendo bella figura e cercavano di esprimere, attraverso la tavola, il benessere della famiglia. La tavola era tuttavia un luogo in cui il protocollo rigido la faceva da padrone. E non era raro, anche in famiglia, che intorno al tavolo ci fosse una buona dose di ansia e tensione. La povertà portata in modo repentino dalla fine della Prima Guerra mondiale cambiò le cose. Durante la depressione sparì la possibilità di impiegare domestici residenti e le famiglie che prima erano nobili o ricche iniziarono a considerare l’idea di non potersi più concedere il lusso di avere qualcuno che preparasse la cena e qualcuno che la servisse. Da qui è nata l’esigenza di semplificare le cose e di creare la “tavola informale”. Le case iniziarono ad essere più piccole e sparì poco a poco la “sala da pranzo” vera e propria, per far spazio a quello che oggi chiamiamo “soggiorno” – una zona giorno che include spesso anche il tavolo da pranzo. L’obiettivo era uno e semplice: risparmiare su tutto. Sono gli anni ’50 del secolo scorso, finita la Seconda Guerra mondiale, a stabilire la differenza tra tavola formale e tavola informale come oggi la conosciamo. La tavola formale è riservata – nella sua vera essenza – ad occasioni davvero rare ai giorni nostri. La vita è più semplice e, oserei dire, davvero migliore. Lascia spazio al relax, al divertimento e all’intrattenimento, al di là degli obblighi dettati dall’etichetta. Mia nonna paterna, ultima discendente di una famiglia nobile veneziana, da piccola faceva mangiare sia me che mia cugina con due libri sotto le braccia. Non era divertente e al tempo mi sembrava totalmente inutile. Oggi so che aveva il suo perché. Conoscere le regole in modo profondo serve a sapere quando puoi fare a meno di impiegarle. Come puoi romperle o come glissare al momento opportuno. Ignorare il perché delle cose, invece, può generare imbarazzo. Fondamenti per la tavola formale Nel senso letterale della cose, una tavola formale è quella che segue le regole (piuttosto rigide) del protocollo ufficiale. Qualcosa che serve più o meno allo 0,5% della popolazione di oggi (parte della quale, a mio avviso, ignora il fatto di essere in questa percentuale, purtroppo). Se siete in politica, invitati ad un banchetto di Stato, ad un matrimonio reale, o ad una cena in Ambasciata, vi servirà studiare un testo apposito, perché le regole sono tante e inflessibili. E sarebbe davvero bello se chi ha il privilegio e l’onore di essere ospite in queste occasioni potesse considerare l’idea di investire parte del proprio tempo per rappresentarci in modo degno. Ma questa è un’opinione personale. Nella vita vera, quella di tutti i giorni, i fondamenti della tavola formale ti saranno utili se devi organizzare un matrimonio e vuoi farlo in grande stile, un anniversario speciale, se lavori per un’azienda che si occupa di catering o devi organizzare banchetti aziendali di buon livello, cene di beneficienza per raccogliere fondi. Se non ci hai ancora pensato – questa potrebbe essere anche la tua professione. Da non confondere con chi organizza eventi (è un’altra cosa e preferisco avanzare un semplice “no comment” sull’argomento). Per presidiare la Camera come politico o avere un posto all’Ambasciata serve fare un corso in gastronomia. Antonin Carême La tavola formale è destinata dunque alle occasioni rare, più che a quelle speciali. Il matrimonio è senz’altro una tra queste e, di solito, chi si sposa si affida alle mani più o meno sapienti di chi organizza il banchetto. La tavola formale è un tripudio di bellezza e opulenza. Non possono mancare: • una tovaglia pregiata stirata alla perfezione e senza righe, poggiata su un mollettone o coperta da tavolo • i tovaglioli del corredo (abbinati per stoffa, colore, stile) • i coperti propriamente apparecchiati con sottopiatto • stoviglie di porcellana • cristalleria per bicchieri e brocche • argenteria per posate e accessori • candelabri e candele • decorazioni floreali • segnaposto scritti a mano Se il banchetto è molto ampio, è opportuno prevedere anche un pannello esplicativo che indichi le sedute a ciascun commensale, dividendo le persone in gruppi di 8 (meglio) o al massimo 12 per tavolo. Poiché l’occasione è formale, il padrone e la padrona di casa ingaggiano per questo evento personale di cucina (uno chef ed eventuali aiuti) per la preparazione del cibo; e personale di servizio per portare i piatti a tavola e sparecchiarli. Nelle occasioni formali, spesso delle cene, il menù non può prevedere meno di 4 portate, ma spesso ne prevede anche 5, 7 o addirittura 9. Gli ospiti devono arrivare puntuali e l’orario di arrivo deve essere ben precisato sugli inviti, poiché si presume che la qualità del cibo sia altissima nelle occasioni formali e l’organizzazione deve tener conto dei tempi per le cotture. Generalmente l’invito è tra le ore 20.00 e le 20.30. Si inizia con un cocktail, che deve durare minimo 30 minuti e massimo 45 minuti – il tempo di far arrivare tutti gli ospiti, prendere i cappotti, introdurli tra loro e annunciare la cena. Durante il cocktail tutti gli uomini restano in piedi sino a che si siederà la padrona di casa, e la padrona di casa si siede quando l’ultimo ospite è arrivato. Le donne possono sedersi durante il cocktail, anche se di regola non lo si fa, un po’ per non sgualcirsi l’abito, un po’ per poter conversare in modo più rilassato con uomini e donne al tempo stesso. Durante i cocktail di una cena formale non si servono canapés o antipasti in piedi, per non rovinare l’appetito in vista delle numerosissime portate. Non è la padrona di casa a controllare le operazioni un cucina, ma un maggiordomo o, nel caso di un catering, il responsabile del servizio. Fondamenti per la tavola informale Il mondo oggi va sempre più di fretta e molti non hanno né il tempo né la voglia di ricevere in modo formale a casa. Il ricevere informale ha preso dunque il posto di quello formale nelle case, anche soprattutto per via della necessità di ospitare senza avere aiuto o servizio, e in appartamenti con spazi più piccoli rispetto alle situazioni di un tempo. La padrona di casa si occupa di cucinare quelle che saranno le portate previste e un’amica, o una parente, aiuta il servizio a tavola (su richiesta della padrona di casa – come visto nel post W41 dell’anno scorso). Non ci sono regole imprescindibili per la tavola informale, sebbene sarebbe utile prevedere: • una tovaglia ben stirata con i suoi tovaglioli • un servizio di piatti di buona qualità • bicchieri con e senza stelo (per vino e acqua) • qualche candela o un candelabro se l’occasione è di sera • una decorazione floreale se l’occasione è speciale La tavola informale può essere bellissima e curata, ma non sarà rigidamente orchestrata secondo il protocollo, lasciano spazio al relax e al piacere del cibo e della conversazione, pur rispettando le norme del buon vivere. L’orario per una cena a casa è a discrezione della padrona di casa. Generalmente si serve un cocktail in piedi durante il quale vengono fatti passare sia gli aperitivi (bevande) che dei piccoli antipasti, come canapés o altro. Questo serve ad eliminare la portata degli antipasti dalla tavola, riducendo dunque l’andare avanti e indietro dalla cucina, visto che non c’è sevizio. Circa un quarto d’ora prima che venga pronto il primo piatto (generalmente caldo) la padrona di casa annuncia ai suoi ospiti che la cena è quasi pronta, così da lasciare a tutti il tempo di finire il proprio bicchiere e accomodarsi a tavola, arrivando per tempo rispetto alla cottura dei piatti. Evita ogni rigidità in casa e lascia che la buona educazione e il rispetto prevalgano sulle regole dell’etichetta. Il ricevere deve essere innanzitutto un piacere e non un obbligo, per te come per i tuoi ospiti. Cura la tua tavola con amore cercando il bello nei piccoli dettagli. L’assegnazione dei posti può essere casuale e secondo il gradimento degli ospiti, nelle occasioni familiari o intime, fatta dalla padrona di casa con o senza segnaposto in tutte le altre. Le portate per una cena informale sono generalmente 4, ma anche un piatto unico e un dessert ben preparati e serviti in cucina possono essere perfetti per una cena informale. Ciò che conta è lo spirito dell’occasione: stare insieme, condividere il cibo, sentirsi a proprio agio e dividere una tavola bella, pulita e curata, sulla quale il cibo che arriva è stato preparato con amore.
Quali sono le regole sulla perfetta mise-en-place? Il piattino del pane è così indispensabile? E il sottopiatto come si abbina? Il 3 marzo Westwing.it festeggia il Bon Ton Day con una campagna vendita dedicata alla mise-en-place e un’ospite d’eccezione, Csaba dalla Zorza. In una intervista, che risulta più un vademecum per fare sempre bella figura, l’esperta racconta le regole per una bellissima – e corretta – tavola. LEGGI ANCHE › Le nuove abitudini a tavola dopo il lockdown Bon ton day: regole della mise-en-place Poche regole semplici e chiare per apparecchiare la tavola. Dalla corretta posizione delle posate, coltello sempre a destra e con lama all’interno mi raccomando, al ritorno del ménage per contenere i condimenti, fino al centrotavola scelto per dare movimento alla tavola stessa. E’ questo lo spirito del Bon Ton Day. Come apparecchiare una tavola elegante? Csaba dalla Zorza risponde a Westwing nel Bon Ton Day: «Molto spesso si fa l’errore di credere che una tavola elegante sia necessariamente piena di oggetti costosi. In realtà per la tavola vale la stessa regola che si segue per l’abbigliamento: tessuti di qualità, tagli sartoriali (anche quando si compera a piccoli budget) e la capacità di abbinare tra loro pochi dettagli che funzionano. L’argento è la scintilla che accende la tavola per la sera, esattamente come fa una piccola borsa in paillettes. Sottolinea l’eleganza, senza rappresentarla in sé. Si deve dunque partire dall’idea di creare una tavola semplice, con pochi pezzi scelti con cura, e con qualche dettaglio in più come sottopiatto e piattino del pane, ad esempio». Qual è l’ordine giusto delle posate? «Le posate si apparecchiano secondo uno schema preciso, che non può cambiare, perché devono essere pratiche da utilizzare (si usano sempre quelle più esterne) e dare ordine alla tavola. Il coltello va a destra del piatto con la lama verso l’interno. Il cucchiaio da tavola, se si apparecchia, a destra del coltello. Sulla sinistra una o due forchette (dipende da cosa si serve come pietanza, sempre una per ogni portata). Le posate da frutta e il cucchiaio da dolce si possono portare con il dessert, oppure apparecchiare sin dall’inizio, in orizzontale davanti al piatto. Il cucchiaio con il manico verso destra, sia da solo che con la forchetta. La forchetta con il manico a sinistra se c’è anche il coltello da frutta. Se la forchetta da frutta è da sola, il manico va a destra». LEGGI ANCHE › Tavola delle feste: in un libro le case (da sogno) di 20 esperti di convivialità Qual è la differenza tra il cucchiaio da tè e quello da dolce? «Questo è davvero semplice: la dimensione. Il cucchiaio da dolce è più grande di quello da tè ma più piccolo e corto di quello da minestra. Sta esattamente a metà».

Conoscere la differenza tra l’apparecchiatura formale e quella informale – al giorno d’oggi – potrebbe essere visto come un futile esercizio...